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dove le stelle crollano

la parola è menzogna, la comunicazione è utopia, l'arte è una volgare presunzione di innocenza
January 12

Vanth

questa permanenza, qui in fondo al pozzo, sta uccidendo il tempo. è solo buio. non ci sono battiti cardiaci a distinguere gli attimi, le stelle sono un ricordo assurdo.
sai no, scendere nella propria anima e trovare se stessi. insomma, perdersi nella propria coscienza.

eccomi qui, sono perso dentro qualcosa. non credo si tratti di me stesso. c'è troppo spazio.

acqua, solo acqua, ma non ho bisogno di respirare. forse la natura ci frega appena nasciamo e ci fa credere che per vivere bisogna respirare.
poi scendi nel pozzo e trattieni il respiro, ti sembra di morire.
ma poi, nel fondo del fondo, smetti, e capisci che non hai mai avuto bisogno di aria.

nel fondo del fondo ci trascorro diverse esistenze, ma di più, nel fondo del fondo mi incontro con tutte le persone che sono stato finora.
quello che viaggia a bordo di un treno verso le fauci delle notti settentrionali.
quello che si perde e si ritrova.
quello che se ne sta solo e spaurito tra i banchi di scuola.
quello che fa provare formidabili orgasmi senza volere nulla in cambio.
quello che parla senza sapere quello che dice e si indigna quando lo si manda a fanculo.
quello che fa la corte ad un mondo troppo grande. e non se ne rende conto.
e ci prova lo stesso.

una bolla.
una luce.
una striscia blu.
diventa grande, luccica, è meraviglioso da vedere.
emerge dal nulla.
è davanti a me.
un pesce, un mammifero, un mezzo essere umano.
la sirena.

la sirena ha gli occhi che vengono dalla terra e capisco che non è questo il luogo che l'ha partorita. la sirena ha una coda che sembra un fascio inestricabile di capelli, e i capelli, quelli veri, fluttuano come magnifiche murene, sono scuri come la pece e riflettono l'elettricità degli abissi.
la sirena ha uno sguardo sincero e materno, un naso che è una spada e la bocca pendente come una bilancia.
la sirena è madre terra, è madre dolcissima, è madre esiliata.
la sirena mi interroga con il solo sguardo.
e io che ero distratto dal suo seno bianchissimo e tondo le rispondo.

Ho accettato la tua chiamata. Sono qui. Non mi pento.

accenna un mezzo sorriso.

Non ti mancano tutte quelle donne lassù?
Moltissimo.

ora assume un ghigno sarcastico.

E perchè sei sceso con tanta fretta allora? Sai che potresti non riemergere più.
Io voglio solo sapere perchè sei qui. Sembra che tu mi abbia aspettato.
E' vero. Devo giudicarti. Su di te pende una grave accusa.

più la guardo, più capisco Acquavite. ma è un essere da temere e io...devo stare attento.

Non credo di aver fatto nulla, ma se è così, pagherò.
Per Cerere. Sei proprio coraggioso.

scuote la testa, come avesse appena ricevuto uno sputo in faccia.

E invece sei un incosciente, sei una bestia! Hai idea di quanto sia orribile essere strappati dalla terra ed essere gettati in questi abissi?
Da dove provieni?
Pezzo di carogna, mi esili dal mio regno e poi fingi di non saperlo, di essere puro ed innocente, ma sei come quei contadini che massacrano la terra con l'aratro e chiedono scusa solo quando li visita la morte!
Io non capisco. Sono solo un drammaturgo, non voglio fare altro che mettere in scena ciò che scrivo...come ho potuto condannarti a questo? Non ho mai avuto a che fare con questo mondo.

la coda scalcia con forza, la sirena fluttua come un proiettile e si avvinghia ai miei vestiti.
è ricoperta da bollicine ed odora di rosa.

Non capisci! Che cazzo non capisci! Testa di sterco, a me avevi promesso la parte principale! A me, tra tutte le donne, e non lo vuoi ricordare!
...non c'è tanta scelta comunque...
Sciacallo infame! A me avevei promesso il canto dell'universo, la danza degli astri attorno al sole, mi hai ingannato dedicandomi false stelle e barartri dell'anima. E mi hai tradito. E hai volto il tuo sguardo altrove, e tutte le tue illusioni, che hai costruito con mano così sicura, sono crollate, le ho strappate tutte. Bastardo! Le ho strappate tutte! Non sei un drammaturgo, sei un verme di terra. Sei un lombrico.
...i lombrichi, li usano come esche.

Già. I lombrichi li usiamo come esche.

Ora capisco Acquavite, è come se stesse cercando di dirmelo da sempre. Non possiamo ripudiare il bello senza condannarci ad annegare nel pozzo. Io non posso più fingere, io ho condannato la bellezza ad una prigionia pneumatica perchè non ero un pittore abbastanza bravo per dipingerla.
così bella, così grande, così incommensurabile.
e io non potevo dipingerla tutta con le mie parole, non potevo colorarla tutta con il mio sguardo.
non tutta.
non tutta.
non tutta.

mentre mi morde, mi strappa un pezzo di carne dallo stomaco, mi pento, amaramente mi pento di non esserci riuscito, di non averci provato, di aver ceduto alla disperazione. allo smarrimento dei pennelli, alla confusione dei colori, agli spauracchi alati della notte. le mie ferite fluttuano in bolle cremisi come tanti piccoli pianeti in un universo senza leggi. mi morde e il mio sangue fluttua come una galassia in un universo senza leggi.

ne seguo uno con lo sguardo, mentre mi sento morire, finalmente accettando la pena della mia colpa, finalmente scontando la mia condanna. ne seguo una con lo sguardo, ne seguo una con lo sguardo salire fino a sparire in un minuscolo bagliore di luce verso l'alto. anche dal profondo del pozzo, mentre vengo scarnificato da una furiosa sirena, la luce di una stella riesce ad arrivare fino a me.

è piccola, è fragile. ma è la cosa più preziosa che esista.

siamo piccoli, siamo fragili, ma siamo quanto di più prezioso esista.

allenta la morsa, frena i denti. il sangue le fa da rossetto. ora mi guarda. ha proprio gli occhi della terra.

nei suoi occhi c'è un mondo in cui nascono angeli. la furia e la rabbia non hanno cambiato niente di questo. per quanto bramosa di sangue e carne, per quanto persa nel suo delirio di sangue, il mondo nei suoi occhi non è morto. è quello in cui acquavite gioca con le nuvole, benedetta sogna di volare con i muscoli e mia madre galleggia sopra l'arida terra che l'ha partorita.
nei suoi occhi brilla la stella che ho visto oltre il pozzo.
e non ho più paura di far esplodere la bellezza nel delirio delle mie parole. lei lo vede e lo legge.
non ho più paura, dovessi esplodere nel cuore dei cuori. dovessi gridare la mia gioia e sentirmi rispondere solo la cavernosa eco della mia voce.
dovessi, non ho più paura, lei lo vede e sta per dirmelo.

è finita.
...no....
è finita, è ora che io torni in superficie. e anche tu. non sei d'acqua. sei di terra.
No! Non andare...
andiamo. ci sono le stelle.
Devi rimanere qui!
ho sopportato la mia pena, l'ho accettata, non c'è più nulla da fare qui per me. mi aspetta il mondo, e la consapevolezza che contiene così tanta meraviglia che per me sarà impossibile contenerla, e rischierò sempre di esplodere...
E allora continuerai a sbagliare! Non hai capito niente! Devi rimanere qui, non meriti niente!
Io merito il mondo e tu le tue stelle. Andiamo!
No!

si aggrappa ai miei vestiti e il dolore è insopportabile, ma io muovo le gambe che sono ali per i flutti e mi spingo sempre più in cima.
e il dolore è così forte, e la stretta così lancinante, e l'acqua pesa così tanto, ma quelle luci lassù, oltre lo specchio gelido, brillano come bocche incandescenti e non riesco a rimanere impassibile al loro canto.
sento di desiderarle, sento che le voglio. che le voglio di nuovo.
sento che voglio dimostrarmi degno di loro.

e sono in cima, mi aggrappo al bordo e mi tiro su.

le mie donne mi guardano sconvolte. mia madre sviene nuovamente, benedetta è così perplessa alla vista del sangue. solo acquavite sembra un cartone animato terrorizzato che cerca di mettere in guardia da un pericolo, ma è talmente spaventata da poter solo boccheggiare e gesticolare.
ma è così divertente che scoppio a ridere!

non ridere, mi grida lei dalle acque, sbuffando acqua.

poi c'è qualcosa che non avevo sentito prima, una voce cavernosa che mi chiama e mi dice che
ora tocca a me vendicare la mia rabbia!

la puzza e i peli rendono abbastanza evidente il gigantesco minotauro dai muscoli d'acciaio che cerca di schiacciarmi la testa con un pugno. finalmente acquavite riesce a gridarmi di stare attento, e grazie tante, l'avevo già capito. con un colpo dei fianchi riesco a girarmi, e è la sirena ad essere colpita al posto mio. inutile descrivere le sue grida.

un muggito mi fa capire che è in arrivo un altro colpo, e intanto lei affonda di nuovo i denti al mio corpo. ma ho avuto abbastanza informazioni per capire cosa fare, così mi immergo e mi capovolgo, lasciando nuovamente che il pugno del mintauro si abbatta sulla sirena. capovolta e spinta, molla la presa e finisce con la coda oltre il ciglio del pozzo.

riemergo, cerco di uscire, ma il minotauro mi afferra e mi scaglia contro il portone della casa di acquavite. il mondo vortica come una trottola assassina e mentre i suoni cessano di essere ovattati, mi ritornano alle orecchie le maledizioni della sirena e il muggire furioso.
il toro si sta lanciando contro di me, mi alzo appena in tempo per finire incastrato tra le sue corna. non sono stato trafitto. il cuore cerca di uscirmi dallo stomaco.
non sono stato trafitto. sono vivo.

Rottì''inculo, ti rispedisco dalla fogna da cui vieni, topo del cazzo!

riesco appena a sorridere e ad alzare il dito medio, glielo metto in modo che possa vederlo mentre cerca di disincastrare le corna dal portone.
mi ha intrappolato, dopo che si sarà liberato, ci sarà poco da fare.
dopo, ci sarà poco da fare. ma non ho rimpianti. non fa niente. ho avuto più di quanto una vita possa contenere.
dopo ci sarà poco da fare e non rimpiango niente.

quando...

ehi, puzzone!

Acquavite sta sventolando una giacca rossa di fronte al pozzo. penso a due cose mentre il minotauro si gira furioso verso di lei.
mi ha salvato il culo, primo.
secondo, il culo me lo faranno i suoi genitori.

con tutto il rispetto, che cazzo fai acquavite!?
tappati la bocca! toro andiamooo! hop!
merda!

il minotauro grida, bestemmia, sputa e si lancia come un missile contro il cappotto sventolato da acquavite.
che cosa ho fatto!
è un proiettile di rabbia, pura energia distruttiva. è la legge dell'entropia e del caos.
che cosa ho fatto!
vedo già i brandelli sanguinanti di Acquavite e il peso della coscienza. li immagino, ecco, tra poco li vedrò di fronte a me.
è proprio in quell'istante che benedetta si getta scivolando tra le gambe del minotauro con una corda e le avvolge, fermandosi tre metri più avanti.

cazzo, quanto brucia! questa me la paghi idrico!

nello stesso momento la sirena si riprende, guizza impazzita verso la prima cosa che vede: una furia pelosa incapace di muoversi, che zoccola inebetita intorno al pozzo cercando di non cadere.
ma la sirena emerge, spruzzando litri d'acqua, afferra la bestia e, con la forza di marte, sprofonda con lei nel gorgo.

ora vi sono diverse cose che mi vengono in mente. un discorso sulla bellezza, un sospiro di sollievo, un abbraccio affettuoso per i miei amici sinceri, un ringraziamento alla vita per essere ancora in piedi nonostante i morsi e le ossa rotte...sto pensando a cosa dire mentre mi alzo e mi esce un pensiero naturale e sincero.

porca puttana.

Acquavite si copre la bocca mentre ride. benedetta si alza massaggiandosi le ginocchia, dicendo di essere una vecchietta.
e mamma...è ancora là, svenuta.
benedetta se la carica in spalla, le chiedo cosa abbia intenzione di fare.

e me lo chiedi? mettere a nanna l'essere con la pressione più bassa mai visto in vita, farmi una canna grossa come una pistola e dormire fino al giorno dell'apocalisse.

mentre se ne va mi giro verso Acquavite. le chiedo come avevano...

abbiamo avuto tutto il tempo del mondo per organizzarci. sei rimasto là sotto un casino!
era profondo.
...era bella?
bellissima.
che ti ha detto?
Acquavite...non sono affari tuoi.

mi guarda delusa, con il labbro instupidito.

e dai...sono tanto curiosa, io ti salvo la vita e tu...
non insistere, sono già abbastanza a pezzi di mio!
dimmelooo...!
va bene te lo dico.
davvero?

Benedetta ha acceso la macchina e sta facendo manovra. le auguro tutto il bene del mondo.

allora?
mi ha detto di dirti una cosa importante.
le piaccio?
sì. ha detto se puoi spedirle una foto.
grande! davvero...che bello! lo faccio su...

...

mi stai prendendo per il culo vero.
...sì!
coglione!

mi dà una spinta, ma invece l'afferro e l'abbraccio, anche se le ferite mi fanno male.

mi sporchi col sangue...
ma ti è mai importato di sporcarti?

fa di no con la testa. è perplessa e non sa a che gioco sto giocando...e non lo so nemmeno io.

so solo che ci ritroviamo a danzare, seguendo il percorso esoterico tracciato da benedetta. so solo che fluttuare sotto le stelle è il finale più bello mai scritto per qualsiasi opera teatrale.

senti, ma ci hai pensato?
ha cosa?
e se uscisse?
sai, non mi spaventa.
perchè?
perchè sinceramente io ci conto!

la lascio volteggiare su se stessa e mi godo per un attimo il silenzio della piazza, il vento che compone splendide arie e la luce che cola dal mare di inchiostro, sopra le nostre teste.

grazie a dio, non sarà mai abbastanza buio per farla sparire.
October 10

apriti sesamo

quanto tempo, quanta terra sbriciolata tra le sue tozze zampe, quanti anni passati a vagare come uno spettro negli oscuri budelli di Cnosso, il palazzo fogna, il labirinto burocratico, la nebbia chimica, notte dei sensi e ninna nanna delle sinapsi.

quanto tempo passato ad inseguire colui che l'aveva rinchiuso e tramutato in bestia.

capì che non l'avrebbe mai trovato, certo, ma non per questo decise di smettere di cercare, anzi, trovò la persona più adatta per caso.

anni e anni prima, quando fu intrappolato in quella città - gabbia fatta di pietra e radici d'albero, lo incontrò di fronte alla chiesa. e decise, sì, decise, non può che essere lui. principio e fine della propria perdizione. il carceriere infame e nascosto.

sì, decise, è lui che pagherà. e quando trovò, anni e anni ancora dopo, il dio delle acque e scoprì in lui i suoi medesimi intenti, ne divenne il servitore.

alzò un braccio, accostò il muso alla folta ed odorosa peluria dell'incavo fra il torace e il bicipite.

tu, tu che sei conosciuta come acquavite.
io?
sì, ascolta.
veramente, solo questi strambi qua mi chiamano così...
non importa, ascolta.
davvero, è un nome a caso, senti...perchè non scendi così smetti di urlare e...
ascolta, acquavite, non interrompermi ora.
romperti ancora? ma se non abbiamo mai parlato!
non INTERROMPERMI ora!
ah. è che, se scendessi sentirei meglio...
perdio, ascoltalo e basta!
ok...
acquavite, tu sei l'unica a vedermi per come sono, sembra.
oh sì, beh, alla fine ognuno è come è e non deve cercare di essere qualcos'altro insomma, no?
acquavite, ora sarò franco anche io con te...
insomma ma ve lo immaginate un tacchino che cerca di fare il pappagallo, non riuscirebbe mai a pronunciare rotacismo, per esempio.
acquavite, ascolta le mie parole, perchè hanno salvato la vita di altri uomini.
...potrebbe al massimo dire glauco, o glossa, o glue...
acquavite, tu devi capire che l'esistenza è fatta in egual misura di luce ed ombra e se...
ah ma tu non parli inglese, magari non capisci...

il minotauro sbuffò per l'ultima volta, digrignò i denti e si calò con tutta la sua mole al centro della piazza, facendo saltare schegge di mattonelle frantumate e sollevando intorno una grana polverosa. squadrò le tre donne con ira, continuando a muggire rumorosamente. la donna più anziana si nascose con uno squittio dietro al pozzo. acquavite rimase a mascella aperta, sherazad fece un elegante passo indietro.

oddio l'ho offeso!
no, gli hai fatto cascare le palle.
io...ma è perchè indosso questa felpetta viola?
cazzo c'entra la felpa viola?
è che...si forma anche col rosso, il colore viola, magari ai tori gli da fastidio eccetera e...paese che vai cultura che trovi e...c'è i giapponesi, se non rutti subito dopo pranzo si offendono, o i cinesi, che devi dargli il biglietto da visita o ti considerano un cafone, e...ecco, magari i tori sono come i giapponesi o i cinesi...

il minotauro avanzò a passi pesanti e rapidissimi, facendo scricchiolare la pavimentazione come biscotti di segale.
acquavite squittì, prima che potesse indietreggiare fu afferrata dal minotauro.

oddio, senti, non incazzarti, è solo acquavite, è una bambina e...
sherazad, non c'è bisogno che tu ne prenda le difese. voglio solo che mi ascolti una volta per tutte!
hii!
ora mi ascolterai, per ercole, tanto più che ne otterrai solo vantaggi!
io, sì, certo...non solo vantaggi però...
come puoi dire questo?!
signor minotauro, io non so cosa dica la sua cultura a riguardo, non voglio offenderla ecco...
PARLA!
...ma quando stava là sopra, la puzza era sopportabile...

il minotauro schioccò la lingua, contorse appena il suo muso, aprendo crepe rugose sul suo ruvido naso. sherazad tratteneva il riso con un espressione paranoide.

trattenendo acquavite con il braccio destro, alzò il sinistro e si annusò per l'ultima volta.
per affinare il proprio olfatto verso l'odore degli altri, la natura gli aveva reso impossibile percepire il proprio.

"C'era una volta un bambino bellissimo. Quando nacque, il dolore provato dalla madre scomparve non appena se lo vide portare tra le braccia, e così l'ansia del padre. I loro sentimenti di tensione si dissolsero in gioia immensa. Non appena si trovarono uniti, come una sacra famiglia, attorno all'asettico lettino d'ospedale, abbagliati dal biancore luminoso della stanza, l'uomo prese questa decisione: che il figlio non avrebbe ricevuto altro che la stessa gioia che aveva portato a loro nascendo

Mano a mano che la moglie si riprendeva e che cominciava ad allattarlo, anche lei prese quest'identica decisione. E così, sacrificando interamente la loro vita in favore del bambino, si prodigarono ogni ora, ogni minuto, ogni giorno all'unico scopo di farlo felice. Lo aiutavano a vestirsi, a lavarsi, gli compravano ciò che voleva, erano sempre puntuali nel portarlo d'ovunque, a scuola, a casa di amici, a partite di calcio, ad un concerto, alla prima visita dell'università, all'areoporto, al ricevimento di un premio di laurea in chimica organica.

In poche parole, il bambino non cambiò mai casa, non dovette mai scegliere i vestiti migliori da comprare, non fece mai alcun solitario sforzo, se non quello di studiare e di giocare a calcio.
A 60 anni non aveva mai cambiato stanza, essendo sempre vissuto nella sua cameretta da quando era nato.
Eppure, per la prima volta, cominciò ad essere visto fuori casa senza i genitori. Tutti furono contenti di questo cambiamento improvviso, dai vicini ai conoscenti agli altri parenti, nessuno ritenendo possibile qualcosa del genere dopo una vita intera passata tra le braccia dei genitori.
Tra la comparsa di un misterioso odore di alcool, che cominciò ad invadre il condominio, rendendo impossibile respirare normalmente, e il moemento in cui i vicini furono in grado di collegare la presenza di questo miasma con il fatto che l'uomo uscisse da solo per la prima volta, il fatto che non si sapesse quale lavoro facesse, che non dimostrasse necessità di soldi, e in ultimo che nessuno avesse più visto i suoi genitori, trascorse quasi un anno.

A termine di questo periodo, la polizia, trovandosi a sfondare la porta della casa del sessantenne e, in seguito, quella della camera da letto dei genitori, dove li trovò morti ma perfettamente mummificati, arrestò con difficoltà l'uomo. Nessuno dei funzionari delle forze dell'ordine seppe esattamente perchè, anche considerato che questi non oppose alcuna resistenza. Fu forse l'assoluta naturalezza con cui spiegò, una volta interrogato, che non c'era altro modo per lui di continuare ad esistere senza lavoro e senza i soldi che gli davano i genitori attraverso la loro pensione. Ma sopratutto, fu la perizia psicologica che dimostrò l'uomo incapace di considerare la sua coscienza separata da quella dei suoi famigliari.

La favola insegna che bisogna volere tanto bene ai propri figli, proprio tanto, ma tanto, veramente tanto, tanto ancora, e ancora tanto, assolutamente tanto, più di tanto, tanto bene, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto tanto tanto tanto..."
October 08

El Cairo

piano piano aprì un occhio, ecco, un altro, e il mosaico acquoso turbinante si ricompose in piazza fontana.
ah, le faceva male la testa e, sì, dove aveva messo la macchina, doveva correre alle poste per ritirare il...
ah la ragazza sì che bello, avevano danzato prima e
meno male il pilates, anche, se però avesse dovuto
ah la scuola ragazzini insopportabili dio mio ora cosa
 
oh dio mio figlio!
stia calma...è tutto sotto controllo
cosa vuoi dire? è sceso nel pozzo!
sì ma ci hanno dato delle garanzie. un tipo ci ha detto che valerio deve essere giudicato da un dio perchè ha commesso il più grande dei peccati.
ma è assurdo!
beh è una spiegazione...
ma chi te l'ha detto aveva la minima idea di cosa sta succedendo?
certo! guarda, vedi, è quello, palestrato, con la testa di toro...e puzza anche, insomma, lui.
...
acquavite.
ho...sbagliato ancora?
non so se è il termine giusto. signora, perchè non ci racconta una storia nel frattempo?
e valerio?
oh, ma non c'è da preoccuparsi! avrà raggiunto quel dio o qualcosa del genere ormai.
ah ok...oppure è morto soffocato?
...potrebbe. sì, beh...ma in ogni caso che possiamo farci?
 
"Una famiglia mangiava e basta. Padre, madre, figlio e nonno mangiava dalla mattina alla sera senza fermarsi mai perchè li faceva sentire appagati. Un giorno, una loro nipote chiese di essere ospitata per qualche giorno, per poter meglio cercare una casa in affitto nella loro città. La voracità dei parenti le mise da subito preoccupazione, ma ad agitarla ancor di più fu la loro reazione alla sua presenza a tavola, sempre piena di cibo oltre ogni necessità. Ogni volta che terminava il pasto, tutti i famigliari si fermavano, la guardavano negli occhi e le dicevano: "Mangia." Questo andò avanti per diversi giorni, data la difficoltà di trovare un affito a buon prezzo.
 
Un giorno, la zia, mentre strappava a morsi lembi di crepes alla creme caramel, la fermò in camera sua. "Non mi piace vederti così", le disse, "tutti abbiamo dei problemi, ma tu non puoi portarli in casa nostra. Noi siamo una famiglia felice, tu che problemi hai? Perchè vuoi destare l'attenzione ogni volta?". La nipote chiese cosa intendesse. La zia rispose "A tavola non mangi. Devi mangiare. Mangia." Poi ingoiò a strozzo l'ultimo pezzo di crepes e si allontanò. Da quel giorno anche la nipote cominciò a mangiare quanto gli zii. Cominciò suo malgrado, fu come se non riuscisse a fare a meno di avere fame.
 
Quando si accorse che si trattava di un disturbo psicologico era troppo tardi: era diventata così grassa da non riuscire a muoversi, non sarebbe riuscita ad allontanarsi da quella casa. Cercò di spedire una lettera ai suoi genitori, ma non poteva più impugnare una penna con precisione: non era in grado di produrre altro che macchie e scarabocchi. Cercò di inviare un'email, ma data la grandezza dei suoi polpastrelli le era impossibile digitare frasi di senso compiuto sulla tastiera, e difatti, nonostante fosse riuscita ad inserire l'indirizzo del fratello attraverso il completamento automatico, non ricevette risposta. Figuriamoci poi cercare di digitare un numero telefonico, data la minutezza dei tastini numerici. Vedendosi intrappolata in quella condizione, essendo una persona di spirito, decise di sacrificarsi per far comprendere alla famiglia l'assurdità del loro stile di vita.
A cena mangiò il doppio di tutti ed esplose prima di finire il dolce.
 
"Aveva fame, questa sera!", disse il padre, guardando sconvolto i pezzi della nipote sparsi per la stanza.
"E ho cucinato bene, si vede!", aggiunse la madre, nettandosi i succhi gastrici che le erano esplosi in faccia.
"Ha mangiato troppo!", realizzò inorridito il figlio, con il cucchiaio a mezz'aria.
"Ha lasciato il dolce", concluse il nonno, infilzando il pezzo di torta con la forchetta ed inghiottendolo in un boccone.
 
La favola insegna che devi mangiare."
October 02

le mille e una notte

è bella la storia!
ti è piaciuta, Acquavite?
sì. mi ha fatto fare dei filmini.
sì ti facevo il tipo da filmino.
mi immaginavo johannesburg con questi bianchi pallidi in mezzo a un sacco di neri muscolosi e poi vedevo la telecamera che si allontanava perpendicolarmente verso l'alto e inquadrava tutta la città a scacchiera e sembrava il tabellone di una dama.
...
...
come sta quella donna?
respira.
...
io mi preparo un altro spino così non sento l'odore del minotauro.
ma sà di muschio. non è male! avevo un bagno schiuma che sapeva di muschio da piccola.
ti piacerebbe fare la profumista da grande?
ci avevo pensato sai!
ma lo vuoi fare?
...no.
signore ti ringrazio. ora raccontaci una storia così ti tieni impegnata. grazie.

"Una donna, non volendo affaticarsi, prese la macchina per raggiungere il posto di lavoro. Poichè gli uffici in cui lavorava si trovavano in una piazzetta piena di macchine, fu costretta a girare per le strade intorno alla piazza diverse volte. La prima volta che si trovò a passare davanti agli uffici, un uomo vecchio, sdentato, lunghi capelli bianchi che gli scendevano dalle tempie ma completamente calvo sul capo, la osservava sorridendo. Ritenendolo un saluto, la donna ne accennò uno a sua volta con il capo. La seconda volta che passò, leggermente frustrata dall'impossibilità di trovare un parcheggio, una macchina che la precedeva occupò l'unico posto rimasto nella piazza. Il vecchio continuava a fissarla allo stesso modo, e la donna pensò con astio che lo facesse per prenderla in giro.

La terza volta, al colmo dell'esasperazione per aver girato a lungo, per il ritardo e per la seccatura di passare tutto quel tempo seduta, aguzzò gli occhi in cerca del minimo spazio dove potesse infilare la macchina. Incrociò di nuovo gli occhi del vecchio, che sorrideva sempre: quell'uomo sembrava indicare, forse da sempre, uno scomodo posto libero di fronte a lui. Sollevata, la donna accennò istintivamente un mezzo sorriso ed intraprese una complicata manovra ad S per posteggiare la macchina. Il vecchio continuava a sorridere. Dovette uscire, rientrare, bloccare il transito. Cominciò a sbuffare, a innervosirsi. Il vecchio continuava a sorriderle. Finalmente, riuscì ad entrare con il retro della macchina nel modo giusto. Infine diede una vigorosa spinta al gas per terminare la manovra, e la macchina sembrò rombare di soddisfazione.

Nell'istante in cui la donna estraeva le chiavi dal cruscotto fece da controcanto l'urlo di un uomo rotto dalla disperazione. Come emersa dalla piazza, una folla di persone aveva circondato la macchina. I tacchi della donna poggiarono su di una pozzanghera cremisi che si spandeva in rivoli lungo le mattonelle striate della pavimentazione. Un uomo grasso, in camicia e pantaloni beige, stava inginocchiato a terra di fronte al corpo schiacciato di un ragazzino. Il vociale della folla intorno alla macchina, le loro occhiate riprovevoli, si affievolivano nella mente della donna man mano che questa portava una mano alla bocca e realizzava, meccanicamente, di aver pagato una manovra ad S con la vita di un bambino.

Poco prima che l'uomo, incalzato dalla folla, cominciasse ad ulularle incomprensibili maledizioni, la donna vide per l'ultima volta il sorriso del vecchio.

La favola insegna che non importa cosa tu faccia, il vecchio continua a sorridere."
September 30

sherazad

mentre guida piace che qualcuno le regga il volante. non importa per quale motivo, lei deve sentirsi le mani impegnate. la maggior parte delle volte si mette a preparare industriosamente sostanze psicotrope, ma le capitò anche di attrezzarsi per intessere un maglioncino nonchè di soffiare bolle di sapone innocente.
Ora sentiva la stessa situazione. Acquavite le teneva un volante immaginario in una sala d'attesa mistica, come aspettassero la diagnosi di Valerio in uscita dall'ambulatorio di un esoterico sudamericano, uno di quei dottori capaci di prescrivere rituali sciamanici da strizzare liquidi cerebrospinali, collegarli a batterie a pattern alternato e scaricarci dentro impulsi ad onde curve (vedessi che cazzo di grafici ne escono fuori con serpenti impazziti che curvano a ripetizione all'infinito, quasi cercassero un apeyron irraggiungibile e che, tristemente, sai, è dura ammetterlo, ma non c'è, fuori da tua madre devi solo scegliere se sei uscito dall'utero o dall'intestino, e comunque sia, scordarti di poterci rientrare, un giorno).

Insomma, Sherazad si era rotta i coglioni di stare a spippacchiare mentre Acquavite borbottava di improbabili relazioni con furetti in cravatta, facendo aria alla madre dell'anghelus idricus, che, comunque, troia maledetta, ma riprenditi e non farmi stare in ansia.
E poi, quel coso, lassù, che faceva da sagoma monca al cielo, beh, cristo se puzzava, sottovento.

"Va beh, non accenna a uscire da questo pozzo. Io comincio a non sentirmi più le gambe visto che nessuno condivide gli spinelli che preparo, ma ho trovato un modo per tenerci tutti impegnati."
"Anche io ho un modo...possiamo provare a modellare la pancia della madre di Valerio finchè non diventa una specie di spazio per impronte digitali, poi proporre il brevetto alla cia, farci dare un anticipo migliore dalla cina, cercando di ottenere contatti finanziari con la corea del nord attraverso...non so che cazzo fare neanche io."
"Perfetto. Sta zitta e ascolta.

Alla morte di suo marito, una signora anziana, attraversato qualche giorno di lutto di cui lei stessa era poco convinta, decise di approfittare di parte del vitalizio accumulato fino ad allora per soddisfare qualche vizio. Contattata tramite internet un'agenzia di gigolò, ebbe ben presto la camera degli ospiti occupata da un efebico ragazzo di Johannesburg, alto, vigoroso, affascinante e mite di temperamento. La donna trascorreva in questo modo le giornate che le rimanevano, trastullandosi con il suo nuovo amante, sempre tenuto nascosto alla vista delle vicine che ogni tanto si recavano in casa sua a farle visita. Un giorno, la nipote della signora anziana, volendo farle uno scherzo, entrò dalla finestra della stanza degli ospiti. Accortasi dello sconosciuto, che pressappoco aveva la sua età, attraversò qualche secondo di sconerto prima di innamorarsene perdutamente. Proprio in quel momento entrava la nonna, reduce da un noioso incontro con sue coetanee, pronta ad essere accolta dal forte abbraccio del suo amante. Non appena vide la nipote capì che il suo segreto rischiava d'essere rivelato. E d'altra parte, per come la ragazza guardava rapita l'oggetto dei suoi trastulli, sentì divampare dentro di lei una giovanile gelosia. Controllandosi, pregò alla nipote di non dire a nessuno del suo ospite segreto. La nipote chiese in cambio di poter passare a sua volta del tempo con il ragazzo. La donna anziana si trovò alle strette e dovette acconsentire.

Con il passare delle settimane il povero ragazzo di Johannesburg cominciò a pentirsi del suo lavoro: per quanto fosse piacevole trovarsi con la nipote della donna, soddisfare entrambe le donne tutti i giorni gli costava sempre più fatica, così iniziò a dimostrarsi stanco, incostante e sentimentalmente distante. Le due donne cominciarono a pensare entrambe allo stesso modo, che l'oggetto della loro passione privilegiasse l'altra, l'una ritenendolo più felice con una ragazza più giovane, l'altra più soddisfatto dall'esperienza di una donna più anziana.
Avvinte dal tarlo della gelosia, applicarono una piccola quantità di veleno alla brocca d'acqua usata a pranzo e cena allo scopo di disfarsi della rivale.
Essendo entrambe consce del pericolo, nessuna delle due bevve e si allontanarono dalla tavola tese e frustrate.
La donna anziana, per reprimere la propria rabbia, entrò per prima nella stanza dell'amante.
La ragazza per seconda, entrando dalla finestra a notte tarda.

Quello, completamente sfinito, uscì mezzo morto dalla stanza e molto disidratato. Trovata la brocca sul tavolo, riempì un bicchiere e cadde a terra morto pochi istanti dopo.
La mattina, nonna e nipote lo trovarono riverso a terra. Invece di rimpiangere la sua dipartita, si abbracciarono e si chiesero scusa per la possessività e la gelosia che si erano impadronite di loro in quei giorni.
Caricatolo in macchina all'interno di un tappeto, si diressero al fiume e, abbandonandolo ai suoi flutti, fecero apparire quella morte un regolamento di conti.

La favola insegna che è impossibile amare qualcosa che si è acquistato."

continua......
 

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